Testi

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Schiavi

La canzone è liberamente ispirata dal Libro di Kevin Bales “I nuovi schiavi” che tratta un fenomeno antico a cui noi guardiamo con distacco e lontananza.
Ciò che Bales denuncia invece è l’esistenza oggigiorno di 27 milioni di schiavi da debito, persone che in diversi modi vengono ricattate, ingannate o costrette per sopravvivere a pagare con la loro libertà un debito da cui non riusciranno mai a liberarsi.
Questo avviene nei paesi del terzo mondo mentre noi camminiamo su tappeti persiani confezionati da bambini tenuti in condizione di schiavitù, con la complicità di multinazionali che non disdegnano mai lavoro a basso costo e governi che per loro stessa natura ne difendono gli interessi.

Usano schiavi per diventare ricchi, strumenti usa e getta per fare più denaro.
Alti i profitti vite a poco prezzo, sotto la maschera della legalità violenza e privazione di ogni libertà
ma io non posso chiudere gli occhi, non chiudere gli occhi.
Rapace mercato afferra latua vita, ti lascia precipitare in alta quota per via di una legge corrotta e fraudolenta,
infierisce sulla tua debolezza, produce follia a basso costo, solo follia a basso costo,
ecco le conquiste della nostrà umanità.
Alti i profitti vite a poco prezzo, sotto la maschera della legalità violenza e privazione di ogni libertà
ma io non posso chiudere gli occhi, non posso

Vile Strategia

La nuova tattica dei fascisti per tutelarsi dagli antifascisti è la denuncia.
Di notte squadristi 10 contro 1, e di giorno agnellini a braccetto con la polizia.
In tutta Italia negli ultimi tempi i neofascisti non si fanno più nessun problema a rivelare il loro legame con il potere. Una volta tentavano di apparire ribelli, ma oggi è evidente a tutti che sono solamente i burattini di un potere che li sostiene e li protegge.
Per voi un solo grido: “Chi denuncia per primo è infame due volte”.

Non credere che le tue insulse denunce mi facciano paura, mi ripugna la tua vile strategia.
Mano nella mano con la legge che ti protegge,
ho solo un grido per te: chi denuncia per primo è infame due volte!
Non riuscirai a indebolire la mia voglia di lottare, di colpire ogni giorno il marcio che cerchi di portare in questa società assurda da starti a sentire.
Ma i miei nervi sono tesi come corde pronti a suonartele quando vorrai,
le mie idee salde e chiare ora come non mai
l’antifascismo non si arresta, l’antifascismo non si arresta!
la tua infamia non mi scalfirà, l’antifascismo non si arrestera!

Grida il tuo nome

E’ la prima canzone con cui abbiamo iniziato a strimpellare, diretta-secca-sparata contro carceri, C.I.E., contro la privazione della libertà, i continui abusi, violenze e stupri che avvengono al loro interno.

Ti ricordi il cielo non l’hai più visto per davvero
dentro quattro mura sei rinchiuso come un toro al macello.
Non può bastare la speranza per farti respirare…
non può bastare.
Grida il tuo nome
perchè un numero non sei
Grida il tuo nome
per ricordarti chi sei
Grida il tuo nome
per non morire dentro…mai!
L’odio ti manda avanti con lo sguardo oltre le mura, il tuo spirito non può rimanere imprigionato in una sporca cella.

Allevatori di Morte

Rabbia contro l’idea di continuare a disporre delle vite degli animali a nostro piacimento. Non ci sono mezzi termini per parlare del trattamento che riserviamo agli animali nell’industria alimentare, negli allevamenti intensivi, nell’uso barbaro di pellicce. Non ci sono giustificazioni a questo crimine.

La forza di una scelta è la negazione di una bieca tradizione
fondamento di una società che si nutre di sangue, s’ingozza di vita per morire giorno per giorno.
Il tuo non è bisogno, il mio solo un sogno allucinato di non veder più un animale assassinato,
di agire perchè sia liberato dall’indegno destino che gli è stato assegnato da noi che ci sentiamo esseri superiori ma siamo ciechi allevatori di morte!
Rifiuto di nutrirmi di dolore, non posso non potrò mai accettare,
perchè non vuoi vedere l’inutile sofferenza sgorgare.
Credi che sia evoluzione ma porta solo morte e distruzione,
credi sia solo vanità, pur se ignara è complicità.

Immota Manet

E’ il motto della città dell’Aquila,” resta ferma”.
Ma stavolta non c’è nulla di cui vantarsi.
Dopo il sisma che ha colpito la città, è avvenuto un terremoto ben più distruttivo di quello prodotto dalla terra. L’occupazione militare di un territorio da parte della protezione civile e la devastazione ambientale avvenuta sotto l’egida della straordinarietà e dell’emergenza della ricostruzione.
Come può essere scambiato per aiuto quello che la protezione civile ha imposto: le recinzioni, il controllo, il divieto della distribuzione di volantini e delle assemblee nei campi?
Come può essere scambiato per aiuto un intervento di ricostruzione che non ascolta gli abitanti di un territorio e segue solo le logiche del profitto?
Si è stati fermi permettendo che questo avvenisse, dando ascolto al solito sporco gioco dei media che davano del “terrorista” e del “no global” a chiunque tentasse di opporsi alla ricostruzione capitalista e affaristica.
Si è stati fermi ad ascoltare le promesse del governo accettando le loro menzogne.
Si invoca solidarietà ma non ci si fa scrupoli, tra gli abitanti stessi, ad usare la calamità per speculare sulle abitazioni aumentandone i prezzi.
Questo è stato per noi il terremoto.

Ora che il silenzio ti induce a pensare, ora che il silenzio è forte da assordare,
sai quanto sia caduco stare sulla terra che hai sentito ruggire.
Smarrito tra ciò che è perduto e quel che trasformato senza cuore nè rispetto,
soliti interessi guidano tutto.
La paura della liberazione riproduce meccanismi di distruzione,
la paura della liberazione non ti fa mettere in discussione.
ma la natura non si presta alla tua ipocrisia, pretende che tu impari con lei a vivere in armonia.
Solidarietà che invochi tanto e mai porghi a chi ti è accanto rende vuoto il tuo pianto,
non accettare di essere aiutato se vuol dire esser controllato.
Non riescopiù a stare dove la gente non vuole sentire nulla se non apparenza e regime che assicuri finta tranquillità e sottenda infinità iniquità.
La paura della liberazione riproduce meccanismi di distruzione,
la paura della sovversione impedisce cammini di liberazione.

Inno Individualista

Canzone della tradizione anarchica

Pria di morir sul fango della via, imiteremo Bresci e Ravachol;
chi stende a te la mano, o borghesia,
è un uomo indegno di guardare il sol.
Le macchine stridenti dilaniano i pezzenti e pallide e piangenti stan le spose ognor,
restano i campi incolti e i minator sepolti e gli operai travolti da omicidio ognor.

E a chi non soccombe si schiudan le tombe, s’apprestin le bombe,
s’affili il pugnal. È l’azione l’ideal!

Finché siam gregge, è giusto che ci sia cricca social per leggi decretar;
finché non splende il sol dell’anarchia vedremo sempre il popol trucidar.

Sbirri, inorridite, se la dinamite voi scrosciare udite contro l’oppressor;
abbiamo contro tutti, sbirri e farabutti, e uno contro tutti noi li sperderem.

E a chi non soccombe si schiudan le tombe, s’apprestin le bombe,
s’affili il pugnal. È l’azione l’ideal!

Ignavia

Ci sono persone che nella vita hanno smesso di compiere scelte, certo sono ancora liberi di scegliere il modello dell’automobile e del cellulare, per tutto il resto eseguono ordini a pagamento per uno stato che attraverso loro detiene il potere, perpetra violenze e disuguaglianze.

Vita frammentata, disillusa, dissociata,
difficile sperare che qualcosa stia cambiando, il volto più oscuro mi sta mostrando
Ho scelto, non sarò servo dello stato,
sputo in faccia al tuo futuro assicurato, il mio pensiero non sarà manipolato…
voglio scegliere della mia vita rifiutando la strada più corta,
seguendo la coerenza, cercando forsennata la conoscenza.
Ma in questa vita sarà facilitato, premierà colui che la divisa ha indossato
lui non si chiede cosa è giusto o sbagliato,
unico valore: ciò che ha guadagnato…
Ignavia! Ignavia!
Fatta a pezzi la libertà, quell’onore che pensi di difendere, senza mai comprendere,
è un potere di cui sarai servo per sempre.
L’unica sicurezza che ho…
sempre dalla parte sbagliata camminerò, bruciando vita ogni attimo che lotterò
fino a quando saprò, in ogni gesto, rifiutare il potere, stringendo tra le mani solo polvere.

Come un’ombra

Strade che portano in un’unica direzione verso un futuro già segnato
unico intento immediato sfruttamento che garantisca un avido dominio
Invisibili come ombre alzano i recinti tutti intorno a noi, stringono il controllo
Come un’ombra prende forma, come un’ombra mi controlla
Deforma ogni concetto di libertà
per intrappolarci nell’ingannevole morsa di una misera esistenza
Ogni giorno sempre più stretta dentro scelte mai nostre
omologati, sbiaditi come un’ombra

Corrente

Non sono corrente che stagna
in statiche acque ormai putride
Il marcio ricopre di verde e galleggia in superficie
e ciò che penso se guardo ciò che ho intorno:
instabile tappeto ai piedi dei parassiti
che ….
Sono corrente che ti travolge, sempre irrequieta
non mi fermo davanti a niente
Frantumo argini di mediocrità
devasto gabbie di strette mentalità
La sua brezza come una carezza
per chi non ha nulla da perdere
Mai contenibile il gettito della corrente si scaglia
sull’arrogante realtà
Tremerai, il tuo mondo vedrai naufragare
Avrai paura della violenza che hai disdegnato per affermare te stesso
spazzerò via i tuoi abissi di menzogne